Lycoperdon gemmatum (Vescia gemmata, Loffa)

Lycoperdon gemmatum (Vescia gemmata, Loffa): piccolo fungo saprofita commestibile. Come riconoscerlo, habitat, stagionalità, preparazione culinaria e avvertenze sulla tossicità.

A cura di Redazione
05 gennaio 2026 16:02
Lycoperdon gemmatum (Vescia gemmata, Loffa) -
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Lycoperdon gemmatum Batsch, comunemente noto come vescia gemmata o semplicemente vescia, è un gasteromicete saprofita della famiglia Lycoperdaceae. Si tratta di un fungo piccolo ma facilmente riconoscibile, apprezzato dai cercatori per la sua commestibilità quando giovane, sebbene richieda grande attenzione nell'identificazione per evitare confusioni con specie tossiche pericolose.

Lycoperdon gemmatum
Lycoperdon gemmatum

Lycoperdon gemmatum
Lycoperdon gemmatum

Ecco il suo identikit operativo essenziale:

  • Forma e dimensioni: corpo fruttifero globoso o leggermente piriforme, piuttosto piccolo (1-2 cm di diametro), con una base pseudo-stipitata poco differenziata.

  • Superficie caratteristica: ricoperta da minute verruche o gemme coniche, lunghe 1-2 mm, molto fragili e facilmente caduche, che lasciano cicatrici circolari superficiali.

  • Colore: da bianco candido a crema negli esemplari giovani, poi progressivamente ocra-brunastro a maturazione.

  • Gleba interna: completamente bianca e soda solo negli esemplari giovani; a maturazione diventa giallastro-olivastro e polverulenta.

  • Crescita: spesso cespitosa, ossia in numerosi gruppi ravvicinati.

Avvertenza cruciale: la distinzione certa da specie tossiche come Scleroderma citrinum (falsa vescia) è fondamentale. Prima di ogni consumo, si raccomanda sempre la verifica presso un ispettorato micologico o un micologo esperto locale.

Carta d'identità (scheda tecnica)

Nomi e sinonimi

  • Nome scientifico accettato: Lycoperdon gemmatum Batsch

  • Sinonimi storici: Lycoperdon perlatum var. gemmatum (in alcune vecchie classificazioni)

  • Nomi comuni italiani:

    • Vescia gemmata

    • Vescia (denominazione generica per il genere)

    • Loffa (in alcune regioni)

  • Famiglia: Lycoperdaceae

Commestibilità

Commestibilità: generalmente commestibile con riserva, esclusivamente allo stadio giovanissimo, quando la gleba è totalmente bianca, compatta e uniforme.

Condizioni non commestibili:

  • Quando la gleba comincia a virare al giallo, olivastro, marrone o assume consistenza polverulenta: il fungo non è più adatto al consumo.

  • Esemplari maturati, anche se ancora in buone condizioni esteriori.

Limitazioni e rischi specifici:

  • La confusione con Scleroderma citrinum e altre specie del genere Scleroderma rappresenta un rischio serio, soprattutto per raccoglitori inesperti. Le false vesce sono tossiche e potenzialmente pericolose.

  • Sensibilità individuali: come per tutti i funghi, sono possibili disturbi gastrointestinali in soggetti predisposti, anche se il fungo è stato identificato e cucinato correttamente.

  • Cottura obbligatoria: deve essere completa e prolungata; il consumo crudo o poco cotto è assolutamente sconsigliato.

  • Non conservare a lungo: la gleba deperisce rapidamente dopo la raccolta e tende a diventare molle e polverulenta; il consumo deve avvenire entro poche ore dalla raccolta.

In molti ambienti micologici, Lycoperdon gemmatum è considerato un commestibile di scarso interesse gastronomico: il suo valore è più che altro didattico e naturalistico, piuttosto che culinario.

Habitat e piante associate

Lycoperdon gemmatum è un fungo saprofita terricolo che non dipende da una simbiosi specifica con nessuna pianta.

Ambienti di crescita:

  • Terricolo ubiquitario, presente in quasi tutti i tipi di bosco: latifoglie (querce, castagni, faggi, betulle), conifere (pini, abeti), boschi misti.

  • Margini di sentiero, radure erbose, zone con suolo ricco di humus.

  • Su detriti vegetali: è particolarmente attratto da aree dove la lettiera e la materia organica in decomposizione sono abbondanti.

  • Spesso in gruppi cespitosi numerosi, talvolta decine di esemplari ravvicinati.

La sua capacità di fruuttificare in molti tipi di ambiente rivela la sua ecologia opportunista: cresce dove il suolo offre buone condizioni di umidità, ricchezza organica e porosità.

Periodo di crescita

  • In Italia: la specie fruttifica principalmente da tarda primavera fino a tardo autunno, con picchi di frequenza in estate e autunno.

  • Variabilità geografica: in zone collinari e montane compare soprattutto in fine estate e autunno, mentre nelle pianure più miti può apparire già in maggio-giugno, dopo periodi piovosi.

  • Fattori favorevoli: periodi umidi e temperature temperate facilitano la fruttificazione; durante siccità prolungate la specie è assente.

Distribuzione

  • Italia: specie comune e diffusa in quasi tutte le regioni, dalla pianura alla montagna.

  • Europa: segnalata in gran parte del continente europeo, con distribuzione ampia nelle zone temperate.

Riconoscimento sul campo

Cappello (esoperidio)

Il termine "cappello" per una vescia non è del tutto appropriato, ma si usa comunemente per indicare la parte esterna del corpo fruttifero, detta esoperidio. In Lycoperdon gemmatum, questa struttura è caratterizzata da:

Forma: globosa o leggermente piriforme, molto piccola, di solito 1-2 cm di diametro, talvolta anche meno. La base è pseudo-stipitata, ossia presenta una sorta di piccolo "gambo" non ben distinto, che rappresenta il collegamento con il substrato.

Superficie caratteristica: completamente ricoperta da minute verruche o "gemme" coniche, lunghe circa 1-2 mm, molto fragili e facilmente caduche. Queste gemme sono di colore bianco-crema negli esemplari giovani. Dopo la caduta, lasciano cicatrici o areole circolari sulla superficie sottostante, un carattere diagnostico fondamentale.

Colore esterno: bianco candido o leggermente crema negli esemplari molto giovani. Con l'avanzare dell'età passa progressivamente a ocra, beige, marrone-brunastro. La decolorazione non è uniforme: spesso si osservano sfumature e pezzature irregolari.

Consistenza: il peridio (parete esterna) è sottile e fragile, a differenza delle false vesce (Scleroderma spp.), il cui peridio è durissimo e coriaceo.

Imenoforo (struttura fertile)

A differenza dei basidiomiceti "classici" (funghi con lamelle, pori o spine), le vesce non possiedono un imenoforo esterno. La struttura fertile è interna ed è costituita dalla gleba, cioè la massa di cellule fertili immerse in una matrice di ife sterili.

Gleba negli esemplari giovani: interamente bianca, compatta e soda, con struttura quasi gessosa al tatto. La consistenza è omogenea, senza screpolature o variazioni cromatiche interne.

Gleba a maturazione: progressivamente il colore cambia verso giallastro, poi olivastro, infine brunastro. La consistenza diventa sempre più friabile e polverulenta, fino a trasformarsi in una vera polvere di spore. In questa fase, la gleba non è più commestibile.

Subgleba: la porzione basale (all'interno dello pseudo-stipite) rimane più a lungo di colore bianco-giallastra rispetto alla gleba, ma segue lo stesso processo di scurimento e polverizzazione.

Gambo (pseudo-stipite)

Il "gambo" di Lycoperdon gemmatum non è un vero gambo, ma uno pseudo-stipite, ossia una continuazione della struttura del corpo fruttifero, anatomicamente indifferenziato dalla parte superiore globosa.

Forma e dimensioni: molto breve e poco evidente, quasi assente; solitamente non supera 0.5-1 cm di altezza. È cilindrico o leggermente conico, attaccato direttamente al suolo senza radici o cordoni micelianti ben visibili.

Superficie: come la parte superiore, è coperta da minute verruche caduche, sebbene in misura minore; talvolta la parte basale appare quasi liscia.

Colore: simile al resto del corpo fruttifero, inizialmente bianco-crema, poi scurisce con l'età.

Carne (gleba e caratteri interni)

Analizzando la carne internamente (tagliando l'esemplare in due metà verticali):

Gleba giovane: completamente bianca, compatta, quasi elastica, senza variazioni cromatiche interne. Questo è il criterio fondamentale di commestibilità: una gleba che non è interamente bianca non deve mai essere consumata.

Gleba a maturazione: assume progressivamente colori dal giallo-ocra al brunastro-olivastro, fino a diventare grigio-nerastro. La consistenza diventa secca, spugnosa e infine polverulenta.

Odore: generalmente leggero e poco caratteristico quando giovane. Non odora di fenolo marcato come in Lycoperdon perlatum. Con la maturazione, l'odore diventa più penetrante e terroso, talvolta leggermente sgradevole.

Sapore: non è opportuno assaggiare per motivi di sicurezza, anche se ricerche storiche indicano un sapore leggermente dolciastro o neutro. Questo test non è raccomandato al micologo dilettante.

Viraggio al taglio: non presenta viraggi evidenti al taglio, a differenza di molti funghi con lamelle. Il colore interno cambia solo per il normale progredire della maturazione delle spore.

Come osservare il fungo nel bosco

In pratica, durante la ricerca:

  1. Cercate gruppi numerosi di piccoli funghi globosi biancastri, spesso riuniti in zone umide e ricche di humus.

  2. Ispezionate la superficie con una lente di ingrandimento (consigliato): la presenza di minute verruche caduche è la chiave diagnostica.

  3. Staccate delicatamente uno o due esemplari e recidete in verticale: se la gleba interna è totalmente bianca, allora appartiene con alta probabilità a una vescia giovane commestibile.

  4. Avoid twisting or damaging healthy fruiting bodies – raccogliere con il coltello, non strappando, per non danneggiare il micelio sottostante.

Specie simili e possibili confusioni

Le confusioni più pericolose

La principale e più grave confusione è con Scleroderma citrinum (falsa vescia, peto di lupo sporco), fungo tossico, e con altre specie del genere Scleroderma. La somiglianza morfologica generale (forma globosa) può ingannare un cercatore inesperto, ma le differenze microscopiche e macroscopiche sono profonde.

Scleroderma citrinum vs Lycoperdon gemmatum

Carattere

Lycoperdon gemmatum

Scleroderma citrinum

Peridio

Sottile, fragile

Durissimo, coriaceo, spesso

Verruche

Minute, coniche, fragili (1-2 mm)

Assenti o molto appiattite, non caratteristiche

Cicatrici dopo caduta verruche

Evidenti, areole circolari

Non tipiche

Colore esterno

Bianco-crema, poi ocra-brunastro

Giallastro-sporco, screpolato a maturazione

Gleba giovane

Bianca, compatta

Grigia, già non commestibile

Gleba matura

Giallastro-olivastro-marrone, polverulenta

Nera (marmorizzata); odore di gomma bruciata

Odore

Leggero, terroso

Pungente, sgradevole, tipo gomma bruciata

Consistenza gleba

Omogenea

Marmorizzata da venature

Pericolo tossicità

Nessuno se giovane e gleba bianca

Alto; contiene sostanze tossiche

Errore più comune: confondere esemplari leggermente invecchiati di L. gemmatum (gleba ancora abbastanza bianca, ma parzialmente gialla) con giovani esemplari di Scleroderma. La chiave risolutiva è sempre il tatto e l'osservazione della consistenza: la gleba di una vera vescia giovane è compatta e soda, mentre in Scleroderma è già consistente ma dura, non spugnosa.

Altre confusioni minori con specie commestibili

Lycoperdon perlatum (vescia comune) è la specie più simile, ma significativamente più grande (2-4 cm di diametro x 3-7 cm di altezza). Gli aculei di L. perlatum sono più robusti e persistenti (circa 2 mm, spesso coalescenti). L. gemmatum è sensibilmente più piccola e le verruche sono molto più minute e facilmente caduche. Entrambe sono commestibili quando giovani, quindi non è una confusione pericolosa.

Lycoperdon pyriforme (vescia sull'ecchimosi o vescia del legno): cresce esclusivamente su legno (tronchi, ceppi), mentre L. gemmatum è terricola. Inoltre L. pyriforme ha una forma più piriforme allungata e non presenta aculei ben distinti, ma verruche appiattite. Entrambe sono commestibili da giovani.

Lycoperdon umbrinum e altre piccole specie del genere presentano verruche ancora più minute e talvolta assenti; sono comunque commestibili quando giovani.

Livello di rischio della confusione più pericolosa: ALTO. È indispensabile che il cercatore acquisti esperienza osservando direttamente le differenze fra Lycoperdon e Scleroderma, possibilmente con l'aiuto di un micologo esperto.

Ecologia e ruolo nel bosco

Relazione ecologica

Lycoperdon gemmatum è un fungo saprofita facoltativo, ossia non dipende da alcuna associazione simbionte-ospite, ma si nutre direttamente di materia organica in decomposizione nel suolo.

Fonte nutritiva: residui vegetali morti, fogliame, radichette degradate, humus. Il micelio cresce nel suolo ricco di sostanza organica, dove scompone la lettiera forestale e partecipa ai cicli biogeochimici.

Ambienti e fattori favorevoli

La specie è ubiquitaria, presente in pressoché tutti i tipi di bosco (latifoglie, conifere, misti) e anche in radure erbose e margini di sentieri. Preferisce però:

  • Suoli ricchi di humus e con alto contenuto di materia organica in vari stadi di decomposizione.

  • Buona umidità edafica, facilitata da suoli argillosi o loamy; cresce bene anche in zone temporaneamente umide dopo piogge.

  • Leggera ombra o mezz'ombra, sebbene tolleri anche zone semiaperte.

  • Temperature temperate: fruttifica più frequentemente in primavera tardiva, estate e autunno; è rara in inverno severo o siccità prolungata.

Ruolo ecologico: come degradatore di sostanza organica, contribuisce a riciciare nutrienti nel suolo, rendendo disponibili composti azotati e altri elementi agli altri organismi. La sua produzione di milioni di spore sottili favorisce la dispersione dei funghi negli ecosistemi.

Raccolta responsabile

Modalità di raccolta rispettosa

Anche se Lycoperdon gemmatum non è un fungo di grande interesse commerciale, è importante osservare buone pratiche di raccolta:

Strumenti: utilizzare un coltello affilato o un piccolo falcetto per recidere il corpo fruttifero al livello del suolo. Non strappare la vescia, poiché il micelio (il corpo vegetativo del fungo, invisibile nel suolo) può subire danni significativi e rimanere sterile per le stagioni successive.

Quantità: raccogliere solo i funghi giovani e visibilmente sani, ossia quelli con gleba bianca interna (verificare con un taglio rapido). Lasciare i funghi maturi o in decomposizione, che non hanno valore nutrizionale.

Tracciabilità ambientale: evitare di calpestare indiscriminatamente la zona circostante; il micelio è sensibile al compattamento del suolo. Raccogliere in aree diverse di anno in anno, lasciando sempre qualche esemplare per la riproduzione.

Norme e considerazioni locali

In Italia, la raccolta di funghi è generalmente libera nelle aree pubbliche, ma con alcune limitazioni:

  • In alcuni parchi naturali e aree protette può essere vietata o limitata; verificare sempre con le autorità locali o gli enti gestori dell'area.

  • In proprietà private, ottenere sempre il permesso del proprietario.

  • Molte regioni hanno stabilito quantità massime giornaliere raccoglibili (spesso 2-3 kg per persona); consultare la normativa regionale.

  • Alcuni comuni richiedono una autorizzazione speciale per raccogliere funghi su terreni comunali.

La raccolta di vesce è generalmente sottoposta a regolamentazioni meno stringenti rispetto ai funghi commestibili "nobili" (porcini, finferli, ecc.), ma prudenza e rispetto dell'ambiente rimangono prioritari.

Qualità, conservazione e utilizzo

Riconoscimento di un esemplare sano

Criterio principale: la gleba deve essere completamente bianca e compatta. Procedere come segue:

  1. Selezionare esemplari visibilmente bianchi e sodi al tatto (non molli).

  2. Recidere verticalmente con un coltello: se l'interno è uniformemente bianco, il fungo è adatto al consumo.

  3. Se la gleba presenta anche minime aree giallastre o scure, scartare l'esemplare.

  4. Rifiutare funghi con peridio ammaccato, sporco, bagnato o in decomposizione.

Pulizia

La pulizia di Lycoperdon gemmatum è molto semplice:

  • Rimuovere con un panno asciutto il terreno aderente alla base e alla superficie.

  • Non lavare con acqua: l'umidità favorisce il deterioramento rapido della gleba e la proliferazione di muffe.

  • Se necessario, passare delicatamente con una spazzola morbida o una spugna asciutta.

  • Scartare immediatamente il peridio esteriore (la "pelle"); consumare solo la gleba interna bianca.

Conservazione

Lycoperdon gemmatum, come tutte le vesce, è un fungo ad elevata deperibilità:

Breve termine (consumo entro lo stesso giorno): riporre in un contenitore di cartone perforato in un luogo fresco e ventilato, mai in buste di plastica. Il peridio tende a marcire se esposto all'umidità intrappolata.

Congelamento: è possibile, anche se la consistenza si deteriora leggermente. Pulire, dividere a metà per verificare la bianchezza della gleba, poi congelare in sacchetti sottovuoto. Una volta scongelate, le vesce assumono consistenza più molle, ma rimangono commestibili.

Essiccazione: teoricamente possibile, ma non consigliato per questa specie; la gleba è troppo delicata e diventa facilmente polvere.

Nota importante: non conservare mai per più di 2-3 giorni a temperatura ambiente. La gleba inizia rapidamente a deteriorarsi e a diventare polverulenta, perdendo ogni interesse culinario.

Cenni culinari

Lycoperdon gemmatum, quando giovane e ben identificato, è commestibile ma non rappresenta un valore gastronomico eccezionale. Le ricette tradizionali prevedono:

  • Cottura in padella: tagliare a metà, rimuovere completamente il peridio esterno, cuocere la gleba in padella con poco olio, aglio e prezzemolo. Tempo di cottura: 5-10 minuti.

  • Fritto: la gleba può essere leggermente infarinata e fritta brevemente (2-3 minuti). Risultato croccante e leggero.

  • Zuppa: aggiungere a minestre o brodi vegetali negli ultimi minuti di cottura.

Nota: il sapore è piuttosto delicato e neutro; non aspettarsi un fungo sapido come un porcino. È consigliabile abbinare con ingredienti saporiti per evitare un piatto banale.

Sicurezza e avvertenze finali

Rischi di confusione e di consumo improprio

La principale fonte di pericolo è la confusione con specie tossiche, soprattutto Scleroderma citrinum. L'ingestione accidentale di Scleroderma può provocare disturbi gastrointestinali significativi (nausea, vomito, diarrea), talvolta gravi.

Altre cause di avvelenamento:

  • Consumo di esemplari non totalmente giovani, con gleba parzialmente o completamente scura: il fungo non è tossico, ma non è commestibile e può causare disagio digestivo.

  • Sensibilità individuale: alcuni soggetti sviluppano reazioni avverse anche ai funghi correttamente identificati e cucinati.

  • Cottura insufficiente o consumo crudo.

  • Abuso di quantità: anche i funghi commestibili possono causare problemi se consumati in grandi quantità.

Indicazioni per la massima sicurezza

  1. Mai raccogliere e consumare funghi senza esperienza: acquisire sicurezza osservando esempi con micologi esperti, consultando guide autorevoli, frequentando corsi.

  2. In caso di qualsiasi dubbio, contattare un ispettorato micologico: la maggior parte delle regioni italiane offre servizi di controllo gratuito. È una precauzione saggia e consigliata.

  3. Controllare sempre la gleba: recidere ogni esemplare raccolto e verificare visivamente che sia totalmente bianca.

  4. Conservare un esemplare di controllo: se possibile, tenere un campione di ogni raccolta, integro e etichettato, per almeno 24-48 ore. Questo facilita l'identificazione in caso di reazione avversa.

  5. Consultare un medico in caso di sintomi: se dopo il consumo compaiono nausea, vomito, diarrea o altri disturbi, recarsi subito al pronto soccorso con il campione di controllo (se disponibile) e informare il medico della consumazione di funghi.

Riepilogando

Lycoperdon gemmatum è un fungo affascinante e commestibile, ma non va approcciato da principianti assoluti. La sua piccolezza, l'habitat ubiquitario e la somiglianza con specie tossiche richiedono una preparazione specifica e grande prudenza. Per chi ha esperienza nell'identificazione delle vesce e conosce bene le specie tossiche confondibili, si tratta di un'aggiunta interessante alla raccolta estivo-autunnale, sebbene di scarso valore culinario.

Raccomandazione finale: prima di qualsiasi consumo, consultare sempre un ispettorato micologico locale o un micologo esperato. La sicurezza alimentare non è negoziabile.

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